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Scrittura R&D | Lampedusa di A. Lustgarten (2015)

In questo articolo condivido con voi alcune riflessioni sulla scrittura a partire da “Lampedusa” di A. Lustgarten del 2015. Ah sì, “R&D” sta per Research & Drama ovvero la mia ricerca personale e professionale nella nuova drammaturgia per continuare a riflettere su tecniche e forme narrative.

Ho letto “Lampedusa” circa una decina di anni fa e col passare degli anni è diventato per me un punto di riferimento, un porto sicuro drammaturgico al quale tornare per progettare determinati tipi di narrazione.

Il testo è ambientato nel 2015, stesso anno nel quale ho debuttato presso il Soho Theatre di Londra, a Lampedusa e in una periferia di una città inglese. Due luoghi agli antipodi della stessa Europa (questo è un testo pre Brexit), due confini, uno che si perde nel Mediterraneo e l’altro tra vicoli sub-urbani.

I due protagonisti del dramma sono Stefano, ex pescatore ora impegnato nel recupero in mare dei migranti, e Denise, figlia di migranti, che si occupa della riscossione crediti da persone insolventi.

Entrambi i personaggi sono o si sentono ultimi a contatto con ultimi. Entrambi percepiscono una profonda mancanza di riconoscimento sociale, ma entrambi sono in stretto contatto con chi ha meno di loro, con chi rischia di affondare fisicamente e finanziariamente ogni giorno.

Le vicende di Stefano e Denise, dagli opposti estremi dell’Europa, si intersecano l’una con l’altra creando un intreccio di 17 monologhi che li traghettano dal rancore alla rabbia, dalla solitudine alla speranza.

I motivi principali per i quali “Lampedusa” è diventato un punto di riferimento per il mio modo di progettare una drammaturgia e di insegnare nei corsi di scrittura sono l’estrema chiarezza nella struttura, l’utilizzo di simboli e metafore oltre alla connessione con il presente (di allora e purtroppo anche di oggi).

Cosa trovo di notevole nella struttura:

  • un uso sapiente del ritmo (i 17 monologhi sono sapientemente bilanciati, infatti diventano progressivamente sempre più brevi per consentire una tenuta nell’attenzione del pubblico)
  • una orchestrazione sapiente dei mutamenti emotivi dei personaggi, grazie ai quali speranza e disperazione, vita e morte, perdita e salvezza si intrecciano da un personaggio all’altro e dall’inizio alla fine del dramma

Cosa trovo di interessante nell’uso di simboli e metafore:

  • il modo in cui due tipologie diverse di confine vengono messe in dialogo, un confine di terra e uno di mare, uno che da verso l’esterno e uno che da verso il cuore dell’Europa; questo continuo andirivieni da una frontiera all’altra mi permette di ampliare il valore di riflessione sull’attualità di quest’opera
  • l’evoluzione del concetto di “volto” ovvero del modo in cui Stefano e Denise percepiscono le altre persone attorno a loro; Stefano e Denise sembrano non percepire le individualità, ma sempre delle persone indistinte; le persone con cui entrano in contatto sono semplicemente migranti o insolventi anonimi e senza volto; l’evoluzione che questi volti indistinti hanno lungo il testo porta una importante chiave di lettura molto emozionante
  • la riflessione, sempre lasciata nel sottotesto, tra speranza e disperazione, tra il desiderio di rimanere a galla e la paura di sprofondare tra le mareggiate del Mediterraneo (o della vita) che rischiano di trascinarti giù

Sento che “Lampedusa” nella sua pulizia e chiarezza, è un testo molto limpido dal punto di vista strutturale, un testo che offre l’opportunità di accogliere nel modo in cui è stato ideato altre tematiche e altre connessioni con il presente. Quasi come se fosse uno standard che permette di essere applicato ad altre narrazioni, un po’ come se fosse una riformulazione o una alternativa alla classica narrazione in tre atti della “Retorica” di Aristotele.

Se vi interessa ho realizzato un’analisi dettagliata dell’opera con sinossi dei 17 monologhi per entrare ancora di più in contatto con quella limpidezza strutturale di cui vi parlavo… ma per averla mi dovete scrivere! 😉

 

Crediti

Testo di: Alessandro Di Pauli

Illustrazione a cura di: Adele Costalunga del collettivo artistico LONA fanzine

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