Scrittura

Domande salvavita se conduci un laboratorio di scrittura

In questo articolo condivido delle domande salvavita che mi aiutano a strutturare i laboratori di scrittura e mi hanno risolto più di qualche problema.

“Signore e signori, non siamo qui per vendere, ma per regalare!”. Potrei iniziare così questo articolo perché quello che sto per raccontarti per me ha un valore immenso e ci sono arrivato solo dopo anni e anni e anni e anni di gavetta.

Attenzione però: anche se è qualcosa dal valore immenso e che mi ha richiesto molto lavoro, è allo stesso tempo la cosa più semplice e più banale che ci possa essere. Un po’ come succede nel più classico dei thriller: la soluzione era li sotto i miei occhi e io dovevo solo togliere le fette di prosciutto che mi oscuravano la vista e inebriavano l’olfatto.

Vado al punto.

Ho un problema di iper-preparazione. Soprattutto quando devo preparare un laboratorio di scrittura o una lezione particolamente impegnativa vado in ansia e inizio a iper-prepararmi.

Iper-prepararsi significa: lavorare più del dovuto, a gratis, senza ottenere risultati sbalorditivi, anzi, a volte complicandomi la vita. Hai presente?

In passato, quando dovevo preparare un laboratorio di scrittura o una lezione incentrata sui temi della sceneggiatura e della drammaturgia la mia mente era concentrata al 1000% su questi aspetti:

  • essere preparato su tutto (LOL!)
  • avere un vocabolario preciso e impeccabile (ci sta!)
  • avere consapevolezza degli obiettivi e dei tempi (tipo Neo in “Matrix” per intenderci)
  • pianificare almeno un piano b nel caso in cui gli esercizi avessero preso una piega storta (qui la parola rivelatrice di una mente paranoide è “almeno”)

Tutto bene. Tutto corretto. Non rinnego nulla di questo. Anzi sono tutti elementi necessari, che non ho eliminato dalla mia routine, ma che ho imparato a stemperare. Soprattutto il primo punto, che è un po’ da sfigato.

C’è qualcosa che si perde in questa impostazione del lavoro dove tutto deve essere al suo posto. C’era un dettaglio che non vedevo, causa prosciutto. E quando dico prosciutto intendo ansia.

Il problema non erano gli obiettivi, ma la prospettiva dalla quale li affrontavo. Tutto era incentrato su di me. Tutto dipendeva da me.

Se il laboratorio andava bene, merito mio. Se andava male, colpa mia. Se i contenuti erano azzeccati, lo erano grazie alla mia professionalità. Se qualcosa andava storto, era perché non ero stato abbastanza accurato.

Ma siamo sicuri che tutto dipendesse da me? Plot twist: no.

In realtà era tutto nella mia mente (un po’ come in “Abre los ojos” di Amenabar).

Il prosciutto è caduto quando… scusate… Tutto è cambiato quando ho iniziato a pormi delle domande. Delle domande un po’ diverse, che non avevano a che fare con la mia preparazione, ma con le persone che avrei incontrato. E li mi si è aperto un mondo.

Ad un certo punto, non so esattamente cosa è successo, probabilmente ho preso maggiore fiducia in me stesso o semplicemente mi ero annoiato della mia solida routine, ho cominciato a chiedere alle persone che partecipavano al corso:

  • di cosa hai bisogno?
  • cosa vorresti che accada oggi?
  • cosa non vorresti che accada durante questo laboratorio?
  • cosa pensi che succederà durante questa sessione di scrittura?

Et voilà! Da queste domande è cambiato tutto. Il centro della lezione non ero più io, ma gli altri. Perdevo un po’ di protagonismo (e di determinismo) e lasciavo spazio alle voci di chi era lì, alla ricerca di qualcosa. Ho accolto un pizzico di caos o di caso o di cosa (mi sto allenando sugli anagrammi) nel mio LAB e sai che c’è: mi sono mangiato il prosciutto, ed era buonissimo (metafora dell’ansia che viene superata).

Perché nell’introduzione ho scritto: “mi ha risolto qualche problema”?

Perché alle volte capita, durante i laboratori di sceneggiatura, che alla domanda: “cosa pensi che succederà durante questa sessione di scrittura?”, c’è sempre qualche fenomeno che risponde: “scriverò il primo capitolo del mio romanzo”.

Proprio così. E all’improvviso capisco che la persona che ho davanti ai miei occhi ha:

  • sbagliato corso
  • sbagliato persona
  • sbagliato qualcosa nella vita

Ed è proprio in quel momento, grazie alla domanda magica e alla risposta fenomenale, che posso rilassarmi e iniziare a divertirmi!

 

Crediti

Testo di: Alessandro Di Pauli

Illustrazione a cura di:  Carolina Bisioli del collettivo artistico LONA fanzine

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