Quando si fa teatro a scuola | milestone #9 | Spaccheremo
A 18 anni ho coordinato il mio primo gruppo teatrale scolastico e da allora i progetti che uniscono teatro e scuola hanno rappresentato dei momenti importanti nella mia professione. In questi brevi articoli condivido alcuni punti chiave (milestone) che sono diventati parte di questo lavoro.
Mentre scrivo questo articolo, mi sto avvicinando al magico momento del debutto con alcuni dei gruppi di teatro studentesco che sto coordinando. Quindi questo e probabilmente alcuni degli articoli che scriverò in questi giorni saranno incentrati sul “grande momento” della rappresentazione, della restituzione, del debutto… chiamatelo come volete.
Se c’è un pensiero, o per meglio dire, un’impostazione mentale che può complicare il momento del debutto e senza ombra di dubbio il concetto di: “Spaccheremo!”. Ovvero il momento in cui ragazzi e ragazze sentono avvicinarsi il giorno in cui saliranno sul palco per condividere il loro lavoro e iniziano a immaginare come sarà, iniziano a visualizzare che emozioni proveranno e come verranno accolti da pubblico.
Quello “Spaccheremo!” per me è una complicazione nel percorso, un’illusione che va subito fatta svanire.
Perché la sento come una complicazione? Perché sposta in modo importante il centro del lavoro dalla sala prove al momento della condivisione, illudendo attori ed attrici che il vero momento dell’impegno e della lavorazione sia nel momento dello spettacolo e non nella preparazione.
Quello che cerco di comunicare al gruppo è che in realtà bisognerebbe “spaccare” (tradotto: dare il massimo, sentirsi forti) in sala prove, perché quando si sale sul palco, quando ci si trova davanti a qualche centinaio di spettatori che ti osservano nell’oscurità della sala, difficilmente si riesce a dare il massimo. Difficilmente ci si riesce a sentire forti, soprattutto se quello che ti aspetti (da te stesso) è “spaccare”.
Mentre le luci ti accecano, mentre il caldo dei proiettori ti fa sudare, mentre cerchi di mettere a tacere la tua ansia o la tua eccitazione, diventa davvero difficile dare il 100%, spaccare, dare il massimo. Certo, dopo qualche anno, dopo tanti debutti, una persona diviene capace di prendere l’energia del pubblico e portarla alla scena. Ma quando si è degli attori e delle attrici alle prime armi… è raro che accada, o almeno io non l’ho ancora visto.
E a volte, i giovani attori e attrici, che si esaltano in scena, onestamente, mi procurano un po’ di verguenza ajena (non so bene come tradurlo). Mi imbarazzano per come sbavano le loro parti e per come mettono in difficoltà i loro compagni e compagne sul palco.
In sala prove devi spaccare. In sala prove devi dare il massimo. La sala prove serve per far entrare il lavoro, il personaggio, le battute nella tua pelle, nelle tue ossa. Lo spettacolo deve diventare un automatismo. I movimenti in scena devono essere talmente assimilati da essere dimenticati, non pensati.
Se ti approcci allo spettacolo con questa mentalità, allora non entri in teatro per “spaccare” ma per fare il tuo dovere, per fare quello per cui ti sei tanto occupato, preoccupato, impegnato nei mesi che ti hanno portato fino a qui: al debutto.
Il sipario si apre e inizia il momento tanto atteso, il momento in cui puoi fare quello che sai fare.
Non hai nulla da dimostrare.
Devi solo fare quello che sai fare.
Quanto è liberatorio questo pensiero?





