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Quando si fa teatro a scuola | milestone #4 | Attorno al fuoco

A 18 anni ho coordinato il mio primo gruppo teatrale scolastico e da allora i progetti che uniscono teatro e scuola hanno rappresentato dei momenti importanti nella mia professione. In questi brevi articoli condivido alcuni punti chiave (milestone) che sono diventati parte di questo lavoro.

La scuola propone delle chiare gerarchie.

C’è una gerarchia di poteri: ci sono i docenti, ci sono gli studenti. Quando entra un docente in classe, gli studenti si alzano. Quando uno studente entra in classe, il docente gli indica di tornare al suo posto.

C’è una gerarchia di mansioni: il docente insegna, la classe apprende. Uno parla. Gli altri ascoltano. La direzione è chiara. Il flusso si inverte solo se il docente lo permette, altrimenti è insubordinazione.

C’è una gerarchia degli oggetti: ci sono i banchi, ci sono le sedie, e poi c’è la cattedra. Solitamente la cattedra è più ampia dei banchi e lo scranno del docente è più comodo delle restanti sedute. I banchi sono tanti, la cattedra una sola. Insomma nella classe ci sono tutte le premesse per una lotta di “classe”.

Queste gerarchie, molto evidenti, influenzano la geometria delle relazioni: la classe tende a posizionarsi di fronte al docente, in quanto il docente detta i ritmi della lezione. La classe (gli studenti) fa quadrato (è compatta) di fronte al docente.

In questa frontalità il vero attore è il docente, l’unico che agisce, mentre gli studenti passano ore ed ore ad allenarsi per diventare pubblico, testimone ed elemento passivo.

Quando si fa teatro a scuola alcuni aspetti di questa gerarchia e di questa frontalità dovrebbero essere rielaborati.

Il centro del laboratorio teatrale, infatti, non è il docente / coordinatore / regista, ma il progetto.

In un laboratorio teatrale si rispetta il progetto, non il docente / coordinatore.

Il gruppo si relaziona al progetto, come si fa attorno ad un fuoco, che scalda tutti e illumina tutti.

La geometria del laboratorio teatrale si rifà al cerchio e non al quadrato, al triangolo o ai ranghi ordinati.

Certo, anche nel cerchio del teatro ci sono delle chiare gerarchie, ma essendo il teatro un’esperienza complessa e collaborativa, queste gerarchie non si condensano attorno a un’unica persona, ma attorno a gruppi di persone.

Infatti la gerarchia in teatro non dipende dall’autorità, dall’età o dal ruolo, bensì è determinata dalla competenza.

Quando attorno al fuoco si parla di musica, sono i musicisti a prendere la parola. Quando si affrontano temi di sartoria, i drammaturghi ascoltano. Un attore può proporre delle intuizioni sulla locandina, ma saranno i grafici a valutarne la fattibilità.

Tutti sono riuniti attorno al fuoco, tutti ascoltano i discorsi di tutti.

A volte il coordinatore di un gruppo teatrale studentesco, soprattutto se è un docente, pensa di essere il fuoco. Si posiziona dove dovrebbe stare il fuoco.

A volte i partecipanti a un laboratorio teatrale studentesco, essendo studenti allenati a essere pubblico, spingono il coordinatore a prendere il posto del fuoco.

Ovvero si tende a riprodurre in sala prove quello che avviene in classe. Il cerchio si schiaccia e ritorna a essere un quadrato statico e frontale, falange ordinata.

In questi casi, l’urgenza del coordinatore deve essere quella di riunire tutti attorno al fuoco per mettere in luce le competenze di ognuno. Come fare? Nel prossimo articolo propongo delle tecniche.

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