Quando si fa teatro a scuola | milestone #6 | Biscottini
A 18 anni ho coordinato il mio primo gruppo teatrale scolastico e da allora i progetti che uniscono teatro e scuola hanno rappresentato dei momenti importanti nella mia professione. In questi brevi articoli condivido alcuni punti chiave (milestone) che sono diventati parte di questo lavoro.
Seduti tra i banchi di scuola i ragazzi e le ragazze vengono allenati a richiedere sempre l’approvazione per ogni loro azione.
Le loro idee, prima di essere messe in pratica, devono essere approvate.
Le loro soluzioni, diventano valide, solo dopo aver ricevuto un’approvazione.
L’approvazione del loro operato proviene sempre dall’esterno, ovvero dai docenti.
Il docente conferisce la sua approvazione sulle azioni della classe.
Spesso l’approvazione è accompagnata dalla valutazione.
Approvazione e valutazione sono il nutrimento e la ricompensa che gli studenti ricevono in cambio del loro lavoro.
Gli studente le attendono, le richiedono perché senza di esse (approvazione e valutazione) il loro lavoro sembra perdere senso.
Infatti a scuola, quando manca l’approvazione, sei nell’errore, nell’infrazione, nella disobbedienza.
Sempre a scuola, quando manca la valutazione, gli studenti hanno l’impressione di muoversi nella “gratuità” e di svolgere attività fini a loro stesse e per questo prive di valore.
Quando si fa teatro a scuola le cose dovrebbero andare diversamente.
Quando si fa teatro a scuola, il nutrimento, le ricompense vanno cercate altrove.
Innanzitutto: nel contesto del laboratorio teatrale il nutrimento e la ricompensa non proviene da chi coordina.
Chi coordina non ha biscottini da distribuire.
Chi coordina infatti non è nelle condizioni per valutare e approvare quello che accade.
Pensateci, spesso è lo studente stesso che si auto-valuta e si auto-approva alla fine di un esercizio. Pensate a un esercizio legato alla respirazione o al recupero di una particolare emozione.
Solo chi svolge l’esercizio può essere consapevole di cosa ha vissuto durante l’attività e di come l’ha vissuta.
In questo caso più di valutazione o approvazione si parla di consapevolezza e di soddisfazione.
Sono soddisfatto di come ho svolto l’esercizio? Sono riuscito ad ascoltarmi o qualcosa mi ha turbato? Sono pronto a ripetere l’esercizio per spingermi oltre?
Inoltre, nel contesto di un laboratorio teatrale, molto spesso è il “palco” che esprime una sorta di approvazione e di valutazione. Quando si prova una scena o si realizza un’improvvisazione è il palco che ci “dice” chiaramente cosa funziona e cosa no.
Il palco ci restituisce la verità di quello che abbiamo eseguito.
Il palco parla e noi dobbiamo imparare ad ascoltarlo e a sentirlo.
Anche in questo caso più di valutazione o approvazione si parla di consapevolezza e di soddisfazione.
Mi è piaciuta la scena che ho interpretato? Cosa ho provato in scena? Che sensazioni potrebbe provare il pubblico che assiste a questa scena?
A volte un laboratorio teatrale scolastico incontra un pubblico: di genitori, di coetanei, di estranei.
Qui, i giovani attori e attrici, rischiano di ricadere nel bisogno viscerale di cercare approvazione e di ricevere un giudizio / valutazione sul proprio operato, ma qui sta a chi coordina ricordare ai ragazzi e alle ragazze che bisogna sostituire la ricompensa esterna con l’autoconsapevolezza interna.
Lo so, è difficilissimo anche per un adulto. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile 🙂







