Quando si fa teatro a scuola | milestone #1 | La porta
A 18 anni ho coordinato il mio primo gruppo teatrale scolastico e da allora i progetti che uniscono teatro e scuola hanno rappresentato dei momenti importanti nella mia professione. In questi brevi articoli fisso alcuni punti chiave (milestone) che sono diventati importanti nel mio lavoro.
La scuola è (spesso) la scuola dell’obbligo.
Il teatro dovrebbe essere sempre una scelta.
A scuola ci devi andare, invece scegli di andare a teatro.
Ogni ragazzo e ogni ragazza che entra nella sala prove lo fa perché è arrivato il momento di varcare quella soglia.
Sono profondamente convinto che, anche se fare teatro fa bene ai ragazzi, nessuno dovrebbe essere spinto a farlo. Gli adulti, genitori o docenti, non dovrebbero persuadere nessuno a entrare in un gruppo.
Quando uno studente mi dice: “Sono qui perché vogliono i miei” io rispondo: “E tu invece cosa vorresti?”.
Bisognerebbe semplicemente lasciare che le cose accadano secondo i tempi e le modalità dei singoli ragazzi.
Questo perché in teatro ci si mette in gioco con il proprio corpo e con le proprie emozioni, è un’esperienza totalizzante e travolgente, quindi bisogna essere pronti.
Per questo nei primi incontri con i gruppi di studenti racconto questa metafora: “Dovete sapere che il teatro ha una grande porta. E da quella porta si entra facilmente.”
Segue una pausa marcata, e qui i ragazzi già capiscono dove voglio andare a parare e si mettono spesso a ridere.
“Ma è anche vero che da quella grande porta si può uscire facilmente. Ovvero devi rispettare profondamente il tuo desiderio di essere qui o di essere altrove, solo rispettando questa tua disponibilità emotiva rispetterai il lavoro nella sala prove, e faremo un lungo viaggio.”
Quando uno studente viene da me e mi dice: “Dipi (così mi chiamano) io non voglio più fare teatro”.
La mia risposta di solito è: “Grazie. E torna quando vuoi”.







