Quando si fa teatro a scuola | milestone #3 | Lo specchio
A 18 anni ho coordinato il mio primo gruppo teatrale scolastico e da allora i progetti che uniscono teatro e scuola hanno rappresentato dei momenti importanti nella mia professione. In questi brevi articoli condivido alcuni punti chiave (milestone) che sono diventati parte di questo lavoro.
Guardati allo specchio e chiediti: “Per chi stai facendo tutto questo?”.
È un domanda importante: soprattutto se in un gruppo teatrale di ragazze e ragazzi che si prepara per uno spettacolo finale.
Soprattutto se il lavoro in sala prove ad un certo punto incontrerà un pubblico, è importante fermarsi un attimo e chiedersi: “Per chi lo stiamo facendo?”.
Questa domanda è fondamentale quando si fa teatro a scuola.
Se lo deve chiedere chi sta coordinando il gruppo: “Lo sto facendo per me? Per esibire, attraverso questo laboratorio, le mie competenze? Per farmi notare dai miei colleghi? Per superare un trauma infantile?”.
Chi coordina il laboratorio, se lo deve chiedere.
Se lo devono chiedere i ragazzi e le ragazze che fanno parte del gruppo: “Lo facciamo per noi? Per stare meglio? Per far vedere ai nostri coetanei quanto valiamo? Per fare qualcosa di grande agli occhi dei nostri genitori?”.
I partecipanti al laboratorio, se lo devono chiedere.
Tutte le persone coinvolte devono porsi queste domande, perché il senso del percorso dipende da questo.
Perché il successo di un percorso dipende dalla risposta che si darà.
Fermiamoci. Guardiamoci allo specchio e chiediamoci: “Chi vogliamo che alla fine sia soddisfatto?”.
Perché alla fine del viaggio qualcuno applaudirà, qualcuno si commuoverò, qualcuno non capirà.
E noi dobbiamo essere pronti ad accettare le conseguenze di quello che abbiamo fatto.
Parlando della mia storia personale: ci sono stati periodi in cui fare teatro a scuola è stata un’occasione per mettere in mostra le mie intuizioni registiche e autoritari.
In quei periodi, anche in modo inconsapevole, lo facevo per me. Mandavo i ragazzi in scena per me, per inseguire un senso di rivalsa e di ambizione. Ma a quale costo? Il pubblico in sala era contento, ma i ragazzi sul palco come la stavano vivendo?
Ci sono stati momenti in cui il centro dell’attività erano i partecipanti al laboratorio, la loro consapevolezza, il loro viaggio interiore. In queste occasioni il pubblico diventava mero testimone di qualcosa che non lo riguardava totalmente.
In scena, i partecipanti, erano consapevoli e felici, ma chi assisteva allo spettacolo in sala, si sentiva un po’ escluso.
Non faccio moralismi. attenzione.
Solo dopo tanto tempo ho capito che una risposta vale l’altra e che non importa quale sia il centro del lavoro, non importa per chi lo stai facendo, l’importante è chiederselo all’interno del gruppo.
Questo va fatto all’inizio e va ribadito ogni volta, man mano che ci si avvicina al debutto.
Bisogna fermarsi, guardarsi allo specchio e chiedersi: “Chi vogliamo far felice?”, e che sia una risposta consapevole e condivisa.







